Irlanda

Dublino, il mio primo viaggio in solitaria

Dublino, capitale d’Irlanda, è una città giovane, cosmopolita e multietnica. Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la lingua inglese, qui è decisamente di casa. Ma se per caso non parlate nemmeno una parola della lingua ufficiale nessun problema, comunicare con i dublinesi non sarà difficile, infatti qui il turista è sacro e in un modo o nell’altro la comunicazione infrange le barriere della diversità. Nel mio viaggio in questa città ho sempre incontrato persone meravigliose, disponibili e gentili, al punto che mi sono sentita proprio coccolata e, nonostante fossi in viaggio da sola, ho percepito la bellissima sensazione di essere come a casa nonostante la distanza.

Questo è ciò che potenzialmente sa regalare una città come Dublino.

Appena arrivata a Dublino, nel pomeriggio, mi sono recata all’ostello “Jacob’s Inn” prenotato da internet prima della partenza. Ci ero già stata anni prima (in un viaggio con mia madre e mia sorella che magari un giorno vi racconterò) e mi ero trovata benissimo quindi la scelta è stata veloce e senza dubbi azzeccata.

Si tratta di un ostello situato in una traversa di Talbot Street, vicino alla O’Connell Street Lower, una delle vie più strategiche a nord del Liffey, vicinissimo al O’Connell Bridge e quindi a due passi dal centro. L’alloggio è molto carino, il personale giovane e disponibile, le camerate luminose e pulite. Ci sono diversi spazi comuni, dove poter passare il tempo libero e una cucina a disposizione se si vuole preparare qualcosa da mangiare. Potete quindi farvi il pranzo o la cena se non avete un grosso budget a disposizione e comprare tutto nei vari supermercati situati nelle vicinanze. A mio avviso l’ostello può essere una valida soluzione se si vuole vivere l’esperienza di una vacanza low-cost frizzante. L’ambiente giovanile vi darà modo di poter fare nuove amicizie o comunque di sentirvi meno soli se state facendo un viaggio in solitaria come me.

ostello Jacobs Inn
foto di Silvia Montis

Qui, se mi permettete, vorrei aprire una piccola parentesi sul perché scegliere un Ostello invece di in Hotel o un B&B. Se non ci interessano i confort, a mio avviso un ostello ci può dare una bellissima esperienza di vita. L’ostello può insegnarci tanto, in primis il rispetto e la pazienza, non ultima una grande apertura mentale verso le altre culture, i cui usi e costumi saranno sicuramente molto diversi dai nostri. In una camerata ci possono capitare Spagnoli, Francesi, Australiani, Canadesi, Giapponesi, Americani, Russi, Tedeschi, Coreani, Svedesi, Brasiliani e chi più ne ha più ne metta. In un solo giorno ho incontrato il mondo e mi sono resa conto quanto sia piccolo e senza barriere. Le vere barriere in verità sono quelle mentali che ci mettiamo noi, create spesso dalla paura. Invece questa può essere una grande occasione per poter conoscere nuove persone, fare amicizia, instaurare rapporti. Chiusa parentesi.

Riposta la valigia in camera e sistemate alcune cose, sono uscita e mi sono finalmente immersa per le colorate e allegre vie dublinesi. Avendo già visitato Dublino più volte in passato ho deciso che a questo giro più che fare la turista avrei vissuto la città pienamente, osservando, gustandomi le piccole cose che spesso sfuggono per la fretta di vedere tutto. Mi fermo quindi nella famosa caffetteria all’angolo tra Talbot e O’Connell Street, la Kylemore, proprio dove si erge la statua dello scrittore James Joyce, il mio preferito dopo H.C.Andersen. Decido di assaporare una gustosa fetta di torta e un te fumante ai frutti rossi, ordino e tiro fuori dalla borsa il mio bloc-notes in cui annotare le mie riflessioni ed è proprio qui che ho cominciato a scrivere le mie memorie di viaggio, quelle che poi userò per scrivere i miei articoli di viaggio. Essendo il mio primo viaggio in solitaria, oltretutto in una grande città europea e senza conoscere la lingua del posto, rifletto sulla grande sfida che sto affrontando con me stessa e le parole, cariche di emozione, escono dalla mia penna a fiumi sul piccolo quaderno. Assaporo la torta, guardo fuori dalla grande vetrata, fuori la gente passa assorta. Osservo i loro volti espressivi, ogni sagoma mi narra storie diverse. Inizialmente mi sento osservatrice e narratrice di un mondo che mi gira intorno, ricco di colore, di profumi, di rumori, poi improvvisamente mi sento quasi parte di quel mondo e immagino, per un istante, di essere una dublinese che sorseggia il suo te in pieno relax. Uno stato d’animo euforico che mi accompagnerà per tutta la durata del viaggio e quel luogo di riflessione, con la sagoma di J.Joyce che ispira la mia creatività, diventerà quindi la mia tappa fissa quotidiana prima di ogni tour giornaliero alla scoperta della città.

Durante la mia settimana di permanenza a Dublino l’ostello mi ha gentilmente messo a disposizione un free tour di qualche ora, per i posti più caratteristici della città, da poter fare liberamente in uno dei giorni da loro indicati. Anche se non amo tanto i bus-tour e le visite guidate decido comunque di dedicare una mattina a questo giro e con mia sorpresa quello che pensavo essere un tour-bus si rivela invece un bellissimo giro a piedi per gli angoli nascosti di Dublino. La guida, rigorosamente in inglese, ci illustra in modo molto pittoresco e appassionato la storia travagliata dell’Irlanda e della sua capitale. Il gesticolare del giovane ragazzo, dai ricci color rame, mi permette di capire gran parte dei suoi discorsi nonostante la mia scarsa padronanza della lingua. Alla fine del tour facciamo tutti tappa al “The Old Storehouse”, un pub molto carino e tipico, dove poter gustare dell’ottimo cibo irlandese a prezzi modesti. Il piatto che vi consiglio é quello con il salmone affumicato, veramente ottimo… anzi direi divino. L’ambiente é gradevole, rigorosamente “Irish” ma frequentato anche da molte donne e famiglie. Ogni pomeriggio fanno musica tradizionale live. Un’atmosfera che rapisce e coinvolge. Questo posto mi lascia profondamente colpita. Dublino sa affascinare, ad ogni angolo e in ogni momento, inaspettatamente. Anche per questo, forse, é una delle capitali europee più amate dai giovani di tutto il mondo.

Arriva la domenica e le vie dublinesi brulicano di turisti di ogni nazionalità che non si arrendono al fatto che la maggior parte delle vetrine dei negozi siano chiuse. Dalla mattina alla sera la fiumana di gente, imperterrita, non cessa di percorrere la capitale in lungo e in largo. Mi riverso sulle vie pedonali e visito i quartieri che ho sempre visto di sfuggita, dal O’Connell Bridge decido di fiancheggiare la riva sud del fiume Liffey, fino al Ha’penny Bridge, un ponte in ferro bianco molto caratteristico dallo stile retrò e pieno di lucchetti attaccati. Non molto distante si trova il famoso Temple Bar, mi inoltro nelle stradine, respiro la musica, l’aria di festa, le risate che provengono dai pub circostanti e quando cala la notte questi pub fanno da sfondo ad un incedibile incontro tra genti di ogni età che ballano e cantano, davanti alla loro pinta scura.

La mattina dopo decido di andare a visitare il Phoenix Park. Bellissimo e immenso, da visitare assolutamente se amate immergervi nella natura. Qui si trova anche il noto zoo che, dicono, sia molto grande e bello da vedere ma che io evito come la peste perché entrarci va contro tutti i miei principi di libertà dell’essere vivente. Riesco a vedere solo una minima parte del parco, è troppo grande e decido di tornare in centro, verso le rive del Liffey, nella parte che ancora non ho visto, ovvero a nord-est del O’Connell Bridge.

strada di dublino
foto di Silvia Montis

Percorro la via pedonale fino alla Hawthorn Terrace e mi imbatto sulle impressionanti sculture in bronzo di Rowan Gillespie, The Famine Memorial, che rappresentano le vittime della grande carestia che colpì l’Irlanda nel 1845. Un colpo al cuore vedere i volti struggenti e affossati, e quei corpi che camminano come zombie rappresentati con tanta maestria. Lascio quel posto un poco angosciata e mi dirigo verso EPIC l’Irish Emigration Museum dalle inconfondibili vetrate. Arrivo fino alla banchina in cui è ormeggiato il veliero della Jeanie Johnston Tall Ship e ammiro il bellissimo panorama spingendomi fino al moderno Samuel Beckett Bridge. Non so quanti km ho macinato in tutto il giorno, sono parecchio stanca, ma anche tanto soddisfatta. Decido di tornare in ostello. Mi riposo per qualche ora e poi vado a cenare in uno dei tanti pub lì vicino.

Il giorno dopo decido di dedicarlo allo shopping. È il mio ultimo giorno a Dublino e lo vivo con lentezza e in pieno relax, passeggiando per le vie pedonali dalle tipiche pianelle rosse e visitando i tanti negozietti che ci sono. Tappa al Dunnes Stores, per comprare qualche souvenir, poi via, verso la mia strada preferita: la Graftonstreet. Percorrere questa via mi mette sempre di buon umore, con i suoi tanti artisti di strada e le sue vetrine colorate. Arrivo fino al famoso St Stephen’s Green, l’ho visto tante volte ma no, non riesco a resistere. Mi perdo tra i suoi sentieri sterrati e alberati, tra le aiuole piene di bellissimi fiori, tra i suoi prati pieni di gente che prende il sole. E poi arrivo lì, nel mio posto preferito, il mio rifugio, un grande gazebo bianco di legno, in stile vittoriano, immerso nel verde e che si affaccia su un laghetto artificiale pieno di vita: papere, cigni e tanti altri animali acquatici. Una cartolina. Un sogno da cui vorrei non risvegliarmi.

Appena fuori dal parco, nella King Street, c’è il famoso Stephen’s Green Shopping Centre, da visitare assolutamente. È un centro commerciale in stile liberty, su tre livelli, molto caratteristico nel suo genere. Il grande orologio centrale, appeso sui colonnati, mi ricorda che è ora di pranzo, faccio uno spuntino veloce e poi un ultimo giro per i negozi.

Termino la mia visita con una tappa golosa, in uno stand invitante pieno di coloratissimi cupcake… sono la fine del mondo. Torno alla base carica di buste, che spero di farci poi stare in valigia.

Mi riposo un po’, aggiorno i miei appunti, sento la mia famiglia e mi accorgo che è già ora di cena. Decido di andare al “Saburritos”, nella Tabol Street, proprio difronte alla statua dello scrittore James Joice. Questo è un posto che vi consiglio, dove mangiare un ottimo Burritos o un piatto veloce della tipica cucina messicana. È più che altro un take-away ma l’ambiente è confortevole, anche se modesto, dallo stile moderno con tavoli quadrati bianchi e sedie a righe nere, disposti sia all’aperto che dentro il piccolo locale.

Saburritos Dublino
foto di Silvia Montis

Tra un morso piccante e un sorso di birra per alleviare il bruciore, mi accorgo che la maggior parte dei clienti che arrivano sono perlopiù donne e giovani coppie. Sorrido, mi sento a mio agio, felice e… sazia. Nonostante la bocca infuocata ho praticamente divorato quel buonissimo Burritos.

Mi godo così quegli ultimi istanti, passeggio un’ultima volta per quelle strade piene di musica e saluto così la mia Dublino, che non riesce mai a deludermi e che sicuramente mi aspetterà ancora a braccia aperte.

Sylvié

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2 pensieri riguardo “Dublino, il mio primo viaggio in solitaria”

    1. Mi fa enormemente piacere, capisco il tuo stato d’animo, per me Dublino è stata e sarà sempre “la prima volta che non si scorda mai”. Ho amato l’Irlanda profondamente, l’ho girata per anni in lungo e in largo perché mi sentivo come a casa. Sicuramente racconterò ancora di lei ❤
      Sylvié

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